Brevetti italiani? Massima tutela

di Francesca Maccatrozzo

l'avv. Cesare Galli

Può darci degli esempi di casi di copiatura di design e brevetti fatti qui in Italia e le conseguenze dal punto di vista giuridico?
“Per quanto la cosa possa sembrare difficile da credere l’Italia è considerata, con il suo sistema giudiziario civile, in materia di proprietà intellettuale ai vertici in Europa. Sia per l’efficienza e la rapidità con la quale si possono ottenere questi provvedimenti, stiamo parlando in materia di marchi di qualche settimana, in materia di design un mese o due, in materia di brevetti sei mesi per bloccare gli illeciti posti in essere dai contraffattori. – Spiega Cesare Galli professore di Diritto Industriale all’Università di ParmaAbbiamo esempi clamorosi nel quale per esempio la forma di un cavatappi particolarmente efficace, che in qualche modo era diventato il prodotto simbolo di un’impresa, è stato tutelato in tre giorni: venerdì deposito del ricorso, il lunedì successivo il provvedimento, martedì l’esecuzione del provvedimento, il mercoledì la seconda esecuzione del provvedimento presso un altro punto vendita del contraffattore. La settimana dopo la causa era già risolta trans attivamente con pagamento di spese, danni e quant’altro. Questi non sono però risultati da Guiness dei Primati, sono risultati che in qualche misura fanno parte dell’ordinaria gestione di questa materia.
Non un soggetto qualsiasi ma un colosso coreano, non diciamo quale, delle telecomunicazioni è stato bloccato da un’impresa italiana sulla base di un brevetto italiano in materia di telefonini, per intenderci, e ha dovuto cessare la commercializzazione di un suo modello di telefono. Anche qui tempi di record: 6 mesi è ancora in corso, e lì i tempi sono un po’ più lunghi la causa per il risarcimento del danno, però con ottime prospettive perché i giudici hanno disposto una consulenza tecnico-contabile sul risarcimento e quindi ci aspettiamo che, anche sul piano economico, possa valere finalmente davvero il principio: “la contraffazione non paga””.

Quindi gli strumenti legislativi italiani sono più che sufficienti?
“Assolutamente sì. Abbiamo una giustizia che , grazie alle sezioni specializzate istituite nel 2003 e grazie a delle norme processuali speciali che riguardano la protezione della proprietà industriale e intellettuale, quindi anche il Diritto d’Autore, consentono questi tempi di reazione che sono più che in linea con l’Europa, migliori del resto d’Europa. Ovviamente questo presuppone come il solito che le imprese si attivino. Quindi occorre che le imprese abbiano fatto prima investimenti per tutelare la loro proprietà intellettuale utilizzando i depositi dei marchi, dei brevetti e del design che oggi sono possibili e tra l’altro sono facilitati in termini economici sia con una serie di finanziamenti del Ministero, sia comunque con un meccanismo per cui per i primi 5 anni di protezione non si pagano le tasse annuali per i brevetti e per il design e anche questo è un incentivo importante che le imprese devono conoscere. Eppoi chiaramente affidandosi non a dei lavori fatti in casa, ma a dei professionisti seri perché soltanto un’alta specializzazione in una materia delicata come questa può garantire poi il conseguimento dei risultati migliori nei tempi che sono possibili, ma che presuppongono naturalmente che uno sappia appunto come muoversi. Ancora una volta la conoscenza è l’elemento essenziale della competitività”.

Gli strumenti che ha a disposizione la giustizia per combattere questo fenomeno?
“Ancora una volta bisogna distinguere due aspetti: indubbiamente manca nel settore della tutela penale quella specializzazione che noi abbiamo nel campo civile, anche se ci sono alcuni esempi virtuosi. A Milano per esempio la Procura della Repubblica ha istituito un’apposita “divisione”, se così si può dire, con un pool di magistrati del pubblico ministero contro la contraffazione diretto dal Sostituto Procuratore dott. Cerrato che sta conseguendo dei risultati molto efficienti. Ovviamente non è possibile fare tutto questo in tutta Italia perché manca una norma specifica sulla specializzazione. Però questa specializzazione si sta realizzando sul campo, perché sta migliorando anche lì l’esperienza dei nostri magistrati. Ancora una volta è importante che i privati si attivino. Per esempio uno strumento importante che non tutte le imprese conoscono è quello delle misure alla frontiera. Quando le merci superano il confine comunitario, o il confine italiano se io ho soltanto un marchio o un brevetto italiano, ovviamente là dove l’Italia sia dogana si intende, perché all’interno dell’Unione Europea il territorio doganale è unico, è possibile bloccare subito le merci. Ad esempio Venezia è una dogana e, devo dire che l’Agenzia delle Dogane Italiana, ancora una volta è best practice a livello europeo. Nel senso che la nostra è probabilmente l’agenzia delle dogane più efficiente d’Europa nella lotta alla contraffazione. Abbiamo una banca dati che si chiama Falstaff che ci stanno copiando, non che sia una copiatura illecita in questo caso, siamo noi che stiamo cercando di farla diffondere perché è una best practice in Europa e quindi funziona estremamente bene. Però funziona se viene alimentata dai privati. In altri termini le imprese devono comunicare tutti i dati di cui sono a conoscenza che permettono, se così si può di dire, di stringere le maglie e quindi, nell’inevitabile controllo a campione sulle merci in dogana, possono andare veramente a colpire i soggetti che stanno importando merci contraffatte”.

Secondo Lei c’è un’azione di sensibilizzazione verso le aziende italiane che invece copiano?
“E’ un problema molto delicato. Tutte le volte che noi andiamo a convegni internazionali regolarmente ci viene ricordato che l’Italia non è soltanto consumatore di copie, e vittima della copiatura, ma è anche un importante produttore, soprattutto certe regioni italiane, alcune delle quali non si penserebbe, mi riferisco soprattutto alla Toscana e all’Umbria, hanno una forte, diciamo così, propensione alla copiatura, anche perché spesso e volentieri il fenomeno si manifesta sotto forma di over-production da parte di terzisti autorizzati che eccedono le quote. E’ chiaro che una sensibilizzazione dell’opinione pubblica su questi temi e sensibilizzazione del mondo imprenditoriale è importante. Confindustria sta attuando una serie di iniziative per sensibilizzare su questo tema i suoi associati e molte associazioni di categoria lo fanno. E’ evidente che ancora una volta si tratta di far crescere una consapevolezza generale nel Paese e devo dire che sotto questo aspetto sia la Direzione Generale sia il Consiglio Nazionale Anti-Contraffazione di cui la Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione Ufficio Italiano Brevetti e Marchi svolge funzioni di segreteria, sta lavorando molto bene, varando anche delle campagne informative che sono assolutamente fondamentali. Aggiungo un ulteriore elemento che per me è molto importante: far conoscere ai consumatori i rischi che corrono acquistando prodotti contraffatti è molto importante. Pensi soltanto al problema dell’acquisto sulla rete web, molto spesso consumatori convinti di comprare un prodotto originale, comprano un prodotto in rete trovandolo scontato semplicemente perché si illudono che il grosso sconto derivi dall’abbattimento dei costi di intermediazione, mentre quasi sempre si tratta di prodotti copia. E’ chiaro che informarli di quelli che sono gli elementi che consentirebbero loro molto spesso a priori di distinguere i siti affidabili dai siti non affidabili, per esempio quelli che sono affiliati all’impresa titolare e quelli che non lo sono, sarebbe un enorme vantaggio anche per la tutela del consumatore. Questo della tutela del consumatore per cui la contraffazione apparentemente è un vantaggio per il consumatore perché costa meno, ma di fatto è un danno sia perché penalizza il nostro settore produttivo, sia perché non gli dà nessuna garanzia sia perché spesso si tratta di prodotti, badi bene non solo prodotti tecnici, parliamo anche di scarpe, di tessile, di giocattoli con colle pericolose per la salute dei nostri bambini e via seguitando, ecco: avere una consapevolezza su questi temi sarebbe assolutamente fondamentale ed è un lavoro che si sta facendo ed è importante che venga fatto a tutti i livelli”.

 

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