Tajani: “Le PMI forza trainante dell’Unione Europea”

Intervista a tutto campo al Vice Presidente della Commissione Europea

di Francesca Maccatrozzo

Antonio Tajani è il vice presidente della Commissione Europea (Fonte ec.europa.eu/)

L’economia dell’Unione Europea è trainata dalle piccole e medie imprese, sono tante, di vari tipi e, purtroppo, in questo momento con grandi problemi. La Commissione sta facendo moltissimo per aiutarle. Antonio Tajani – vice presidente della Commissione Europea e Commissario alle Imprese e all’Industria ci spiega le politiche in atto e le prospettive future. Crede talmente nelle PMI da portarle personalmente nei Paesi emergenti per nuove opportunità.

Vice Presidente, quali sono i settori industriali che la Commissione Europea considera trainanti in vista di Europa 2020? Come pensate di aiutare le PMI?
“In un momento – risponde il Vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani – in cui la velocità di innovazione e sviluppo tecnologico ha messo il mondo sull’orlo di una svolta industriale, parecchie nuove aree tecnologiche stanno convergendo per gettare le basi di una nuova rivoluzione industriale. La Commissione ha quindi proposto nella sua Comunicazione sulla Politica Industriale di ottobre 2012 di concentrare gli investimenti e l’innovazione su sei linee di azione prioritarie: tecnologie di produzione avanzate, tecnologie abilitanti fondamentali,  prodotti a base biologica (prodotti costituiti da materie prime biologiche rinnovabili, come piante e alberi. Esclusi cibo, carta tradizionale e prodotti in legno e la biomassa come fonte di energia n.d.r.), politica industriale sostenibile, costruzioni e materie prime, veicoli puliti, smart grids. Lo sviluppo di questi mercati offrirà vantaggi per una vasta gamma di settori industriali, sia maturi sia emergenti.
Aumentare l’accesso al credito per le aziende ed in particolare le PMI, è una priorità chiave per stimolare la crescita industriale e la Commissione si deve impegnare in uno sforzo straordinario insieme alla Banca Europea di Investimenti per rafforzare il capitale di rischio e gli strumenti di assicurazione del credito.
In più, la Commissione cerca attivamente di aprire nuove opportunità di mercato per al nostra industria, perché cogliere le potenzialità offerte dalle economie emergenti è cruciale per stimolare la crescita”.

Che cosa può fare la Commissione per promuovere ed incoraggiare nuovi imprenditori europei o start up e per stimolare la crescita industriale?
“In Europa l’autoimpiego non è una scelta popolare. Secondo l’ultima ricerca di Eurobarometer sull’imprenditorialità una maggioranza di europei, il 58%, preferirebbe lavorare come dipendente; solo il 37% preferirebbe essere lavoratore autonomo. Da altre parti queste cifre sono diverse: più della metà dei cittadini statunitensi e il 63% dei brasiliani vorrebbero essere il capo di sé stessi. Questo mostra chiaramente che c’è un vuoto nello spirito imprenditoriale in Europa. Sebbene un ambiente amichevole alle imprese naturalmente gioca un ruolo importante, un più facile accesso al credito, meno burocrazia, ecc, l’istruzione è la chiave per stimolare maggiori vocazioni e comportamenti imprenditoriali nei nostri giovani. Anche la comunicazione gioca un ruolo importante: i giovani dovrebbero essere incoraggiati a vedere gli imprenditori di successo come modelli da prendere ad esempio. E l’imprenditorialità è un’alternativa di carriera attraente e realistica.
Ultimamente la Commissione ha adottato il Piano di Azione “Imprenditorialità 2020” che mira a riaccendere lo spirito imprenditoriale e portare l’Europa fuori dalla crisi. Il piano pone l’accento sul ruolo chiave dell’istruzione e della formazione per crescere nuove generazioni di imprenditori, e propone misure ambiziose volte ad agevolare le start-up e le nuove imprese, perfezionare i trasferimenti di proprietà delle imprese, migliorare l’accesso ai finanziamenti, e dare agli imprenditori onesti una seconda possibilità dopo il fallimento.
Imprenditorialità 2020 non è solo un piano per la Commissione, ma un “invito all’azione coerente” a tutti i livelli di autorità: europea, nazionale, regionale e locale perché l’impatto duraturo si può raggiungere solamente attraverso un piano di azioni concertate a tutti i livelli di amministrazione europea”.

Il settore spaziale è la grande opportunità per molte PMI europee, Lei vede qualche forma di cooperazione tra piccole e medie imprese per partecipare ai programmi spaziali europei?
“Lo spazio è indispensabile per quasi tutte le aree socio-economiche. La Commissione ritiene che sia essenziale per affrontare la crisi economica, garantendo al tempo stesso il benessere dei cittadini. All’interno del Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020 propone un’importante riserva per lo spazio, circa 1.5 miliardi di euro all’anno. Recentemente ha anche adottato la politica europea per l’industria spaziale che mira principalmente a supportare un ulteriore sviluppo del settore spazio, delle applicazioni e dei servizi connessi, sostenendo la partecipazione delle PMI.
Le PMI collaborano con altri tipi di attori per creare consorzi per lo sviluppo di programmi spaziali, o per partecipazione diretta, o in qualità di subappaltatori. Non sono attive solo nella catena di fornitura (3-8%), ma anche nello sviluppo di applicazioni e servizi.
Nel periodo 2007-2013 le PMI hanno ricevuto più di 80 milioni di euro dal programma di ricerca europeo, che significa il 15,5% del finanziamento totale. Inoltre l’apertura di Galileo e Copernico offrirà nuove opportunità, in particolare per le PMI. La Commissione aiuta iniziative di trasferimento di tecnologia e di incubatori d’impresa, come quelli gestiti dall’ESA”.

Veneto Innovazione è il riferimento regionale per il trasferimento tecnologico all’interno di Enterprise Europe Network. Secondo noi un buon accordo basato sullo scambio di tecnologia può dare molto di più di qualsiasi contributo finanziario. Tuttavia per noi è molto difficile far capire alle aziende questo concetto. Che cosa può fare la DG che presiede per sensibilizzare gli imprenditori europei sull’importanza del trasferimento di tecnologia e dell’open innovation tra aziende?
“In effetti l’innovazione è un aspetto cruciale per la competitività delle PMI. I servizi di tecnologia transnazionale e di trasferimento di conoscenza sono un’attività centrale di Enterprise Europe Network. La rete però è un’organizzazione che fornisce un’ampia gamma di servizi di sostegno alle PMI attraverso 600 partner attivi in 54 paesi e come tale è pubblicizzata dalla Commissione Europea. I settori industriali e dei servizi di cui si occupano le PMI in Europa e le caratteristiche delle aziende variano da paese a paese e molto spesso da regione a regione all’interno dello stesso paese. Ecco perché i membri della rete sono tenuti a conoscere profondamente il contesto economico e delle imprese del territorio che coprono.
Enterprise Europe Network opera attraverso il principio della fornitura di servizi di supporto “sulla soglia d’ingresso dell’azienda”. Ecco perché gli sforzi di comunicazione devono essere su misura delle caratteristiche locali delle imprese e il ruolo giocato a livello locale dai partner della rete è di importanza cruciale.
I partner di Enterprise Europe Network sono tenuti a promuovere attivamente le attività dei programmi europei relativi all’innovazione e ad informare e consigliare le imprese sulle opportunità di trasferimento di conoscenza e tecnologia. L’esperienza ha dimostrato che la promozione dei servizi del network a livello regionale è la più efficiente, perché i membri possono scegliere il mix appropriato di strumenti e azioni (per esempio eventi, social media, pubblicazioni, pagine web) secondo le caratteristiche del pubblico di riferimento.
Inoltre i consigli offerti dai partner del network per misurare gli specifici bisogni dei clienti, aiutano le imprese a trovare il giusto partner o per trasferire le proprie innovazioni o per acquisire le tecnologie o la conoscenza di cui hanno bisogno per migliorare l’attività diventare più competitive.
Promuovere i casi di successo del Network in tutte le aree, inclusa l’innovazione, è quindi una parte fondamentale per la nostra strategia di comunicazione”.

In Europa ogni regione ha la sua cultura e la creatività che ne influenza la produzione. Queste varietà rappresentano la ricchezza europea. È chiaro che quei settori con una forte componente di creatività hanno aumentato il numero di posti di lavoro. Mi riferisco alle smart specializations che implicano la comunicazione, ICT, l’immagine, la cultura, la moda.
Pensa che le agenzie regionali possano avere un ruolo nello sfruttare e valorizzare le proprie peculiarità e spingere le industrie creative?
“Certamente sì. Ecco perché la DG Imprese e Industria sta sostenendo due distretti creativi europei: uno in Vallonia e uno in Toscana. Inoltre siamo molto favorevoli all’apertura dei fondi regionali esplicitamente alle industrie creative. In tal senso la Comunicazione per valorizzare i settori culturali e creativi per la crescita e l’occupazione nell’UE [COM(2012) 537 final] sottolinea il bisogno di una strategia a più livelli. Sembra che il Parlamento Europeo farà particolare attenzione alla dimensione regionale nel loro commento alla già menzionata comunicazione”.

L’Unione Europea sostiene i finanziamenti alle PMI per aiutarle a nascere o a svilupparsi, attraverso un intermediario finanziario. Ci spiega come lavora la Sua DG per portare aventi l’iniziativa?
“La Direzione Generale Imprese e Industria ha infatti un ruolo di primo piano nello sviluppo di politiche europee per le PMI e nel dare forma a strumenti finanziari a beneficio delle piccole imprese. In generale lottiamo per ristabilire un equilibrio sul mercato e contrastare la riluttanza dilagante al credito alle PMI e agli investimenti nelle PMI.
I nostri compiti non si limitano a portare avanti proposte per programmi che stabiliscono il supporto alle PMI europee, come ad esempio il Programma Quadro per la Competitività e l’Innovazione (CIP) o il futuro Programma per la Competitività dell’Impresa e delle PMI (COSME). Stiamo monitorando molto da vicino la loro realizzazione, anche se quotidianamente, gli strumenti sono gestiti dal Fondo Europeo degli Investimenti.
Tanto per darvi ulteriori dettagli: prima di tutto, stiamo creando gli strumenti finanziari europei su misura dei bisogni delle PMI progettando, con la maggior cura possibile, l’architettura di garanzie di prestito alle PMI e schemi di co-investimenti. Così è stato per il CIP e così sarà per il COSME”.

“Desidero puntualizzare – continua Tajani – che i nostri programmi devono lavorare per tutta l’Europa ed essere in grado di aiutare le imprese che affrontano estreme difficoltà, cercando finanziamenti per svilupparsi o crescere – come sfortunatamente avviene in Italia. Devono quindi lavorare in modo particolarmente intelligente, specialmente tenendo conto che gli strumenti dovrebbero essere in grado di andare incontro alle aspettative delle imprese da vari settori e a diversi livelli si sviluppo. Ultimo, ma non meno importante, le garanzie che stiamo fornendo dovrebbero raggiungere un significativo effetto leva, ad esempio per incentivare le banche a concedere più prestiti alle PMI.
La nostra intenzione, e una delle mie più importanti priorità, è di aiutare le PMI a trovare il finanziamento che cercano, piuttosto che fornire liquidità al settore finanziario. Questo è cruciale per capire il modo in cui stiamo collaborando con gli intermediari finanziari: banche, società di leasing, fornitori di micro credito, società di garanzia reciproca e fondi di capitali di rischio. La cosa migliore è prendere esempio dal nostro schema di garanzie di prestito – il Meccanismo di Garanzia per le PMI (SMEG). Il Programma CIP attuale, come il suo successore COSME, è basato su sistemi di garanzia e contro garanzia e quindi la condivisione del rischio con gli intermediari finanziari. L’Unione Europea offrirà solamente le sue garanzie a quegli enti che sono pronti a facilitare l’accesso al credito alle PMI attraverso, ad esempio: accettare meno garanzie o prestare di più alle piccole imprese.

Offriamo supporto anche alle imprese innovative. Metà delle risorse del Programma CIP destinate a finanziare PMI sono investite dal Fondo Europeo per gli Investimenti, per conto della Commissione Europea, in fondi di venture capital che, a loro volta, investono in startup e PMI con alto potenziale di crescita.

Il meccanismo a favore delle PMI innovative e a forte crescita (GIF) fornisce capitale di rischio per PMI innovative nelle fasi iniziali (GIF1) e aiuta le PMI con un alto potenziale di crescita nella fase di espansione (GIF2).

Sono orgoglioso di dire che il sistema ha dimostrato di essere più che efficiente. Siamo stati già in grado di aiutare quasi 220.000 aziende che hanno tratto beneficio di credito più conveniente e finanziamenti azionari.

Aggiungo, abbiamo già incoraggiato l’apporto di più di 15 miliardi di euro di capitale per le PMI, e questo è stato possibile con un budget limitato del Programma CIP – 1 miliardo e 100.000 euro per l’intero periodo 2007-2013.

Il futuro Programma per la Competitività dell’Impresa e delle PMI (COSME) sarà uno strumento contributivo che proseguirà ampiamente le attività dell’attuale Programma Quadro per la Competitività e l’Innovazione (CIP), ma risponderà alle esigenze delle PMI in modo persino migliore.

Il suo strumento di capitale proprio per l’investimento nella fase di crescita fornirà alle PMI il finanziamento azionario rimborsabile commercialmente orientato, dapprima sotto forma di capitale di rischio con intermediari finanziari. In un secondo momento un prestito fornirà alle PMI accordi di condivisione dei rischi, diretti o di altro tipo, con intermediari finanziari per coprire i prestiti.

Gli strumenti del COSME saranno completati con finanziamenti ad imprese orientate alla ricerca e all’innovazione all’interno del Programma Horizon 2020. Credo che entrambi i programmi aiuteranno ancora a colmare le lacune del mercato nella disponibilità di finanziamenti alle PMI”.

Lei è molto impegnato in Mission for Growth, le visite nei Paesi emergenti a rapida crescita fuori dell’Unione Europea, per dare più opportunità agli imprenditori europei. Queste missioni spesso sono legate a brokerage events durante i quali gli imprenditori incontrano aziende locali. Come funzionano?
“Queste missioni comportano incontri e discussioni di natura politica e imprenditoriale in ambiti di interesse comune nei campi della politica dell’Impresa e dell’Industria, ma non si occupano di specifiche questioni di politica commerciale.

Generalmente viaggio in un Paese terzo con piccoli gruppi di 50 aziende, dove organizziamo incontri business-to-business, firmiamo dichiarazioni politiche di intenti per approfondire le relazioni industriali bilaterali con un Paese, invitiamo anche le imprese ad unirsi a me negli incontri con le controparti politiche – Ministri e a volte Primi Ministri o persino Presidenti.

Quest’ultimo elemento – che vede l’impresa e la politica procedere insieme – è spesso la parte più ricca della missione, perché le aziende possono dire ai Ministri quali sono le loro aspirazioni, i problemi in un Paese terzo, mentre i ministri possono cercare di “vendere” alle imprese le opportunità economiche del loro Paese.

Di norma associamo una Mission for Growth ad uno specifico evento economico che è organizzato nel Paese terzo interessato. L’organizzatore locale dell’evento normalmente ha il compito di organizzare gli incontri B2B in collaborazione con Enterprise Europe Network.

Sia il quartier generale sia la delegazione del Paese dell’Unione Europea mantiene i contatti con l’amministrazione locale e gli organizzatori dell’evento per definire il programma, quali relatori invitare, i temi da affrontare. I miei uffici a Bruxelles devono condurre in parallelo delle complesse negoziazioni con il Paese e con le varie Direzioni Generali della Commissione, per raggiungere un accordo su una serie di accordi che possiamo firmare durante l’evento. L’Ufficio della Commissione nel Paese interessato è molto utile per dare informazioni sulla missione nel Paese di destinazione. Anche Enterprise Europe Network aiuta nel mobilitare le imprese, in particolare le PMI”.

Che cosa deve fare una piccola o media impresa per partecipare ad una di queste missioni?
“Se una piccola o media impresa desidera partecipare ad una di queste missioni, può esprimere il proprio interesse all’interno del nostro sito nella parte dedicata a “Missions for Growth”. La partecipazione è aperta a tutte le imprese interessate, le aziende però devono finanziare i propri costi, ovvero le spese di viaggio e alloggio.
In ogni caso, se il livello di interesse per una missione in particolare è più alto delle attese, la Commissione si riserva il diritto di selezionare le aziende tra le espressioni di interesse: In tal senso applicherà i seguenti criteri e considerazioni: il complessivo equilibrio geografico e industriale della delegazione economica, il livello di rappresentatività delle aziende e delle associazioni imprenditoriali, con preferenza per gli amministratori delegati e direttori generali, forte presenza di piccole e medie imprese”.

Quali sono i risultati che avete raggiunto finora?
“Nel periodo tra dicembre 2011 e gennaio 2013, in tutto abbiamo completato 7 Mission for Growth per un totale di 11 diversi Paesi. Questa fase pionieristica si è focalizzata sulle Americhe, con visite, in particolare, negli Stati Uniti, Messico, Brasile, Argentina, Uruguay, Colombia, Perù e Cile.
In un decennio sono stato il primo Commissario per le imprese e l’industria a visitare l’America latina.
Più tardi lo scorso anno abbiamo cambiato destinazione e abbiamo visitato alcuni Paesi della Primavera Araba in particolare Egitto, Marocco e Tunisia. In totale, hanno partecipato più di 300 aziende europee provenienti da 18 diversi Stati membri. Sono stati firmati in totale 58 accordi politici bilaterali. I settori tipici di questi accordi riguardano la politica per le PMI, la politica spaziale, le materie prime, la standardizzazione, il turismo e altri.
Ora stiamo anche accelerando le missioni di follow-up con il nostro Direttore generale e inviato speciale per le PMI, Daniel Calleja, ri-visitando i paesi per controllare la realizzazione degli accordi e spingere le specifiche questioni sulle PMI. Proprio in Aprile è tornato da una di queste Missioni in Messico e Colombia.

Questo mi porta ai piani futuri per il 2013 e oltre. Quest’anno è già iniziato con una Missione in Perù e Cile a gennaio. La grande sfida per quest’anno comunque sarà cambiare destinazione e andare a preparare le “Tre Grandi”. Siamo stati in Russia il 17 e 18 giugno scorso accompagnati da 120 imprese che rappresentano 23 Stati membri.

Una missione congiunta con il Commissario Potocnik in Cina per il 18-20 luglio, focalizzata sulla “crescita verde”.
Una visita combinata a Myanmar e Vietnam per il mese di novembre.
Prima di questa missione Myanmar e Vietnam, sto considerando una Mission for Growth in Israele a settembre o ottobre.
La Mission for Growth a Myanmar sarà fatta in collaborazione con la Baronessa Ashton.
Infine prevediamo di viaggiare con le aziende nell’Africa sub-sahariana, per la quale ci sono una serie di opzioni. Abbiamo già un piano che sta già per essere estremamente impegnativo. Al tempo stesso, abbiamo già altri paesi che ci bussano alla porta. Potrei menzionare in particolare la Moldova, la Turchia che dovrebbero essere prese in considerazione per il 2014. E naturalmente, dopo Brasile, Cina e Russia, un altro Paese BRIC ci chiama: l’India che vorremmo considerare per il 2014”.

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