Accessibilità e design per conciliare etica, estetica e funzionalità

Una ricerca sulla disabilità ha collocato al primo posto tra le categorie che hanno bisogno di particolari accorgimenti strutturali le persone che non possono camminare e devono muoversi in carrozzella; al secondo posto, e ad un solo punto percentuale di distanza, si trovano però le famiglie con bambini piccoli, che magari di carrozzelle da muovere ne hanno anche più d’una e sono costituite da soggetti spesso non autosufficienti.

Lo ha ricordato oggi Roberto Vitali, presidente di Village4All, intervenendo a Venezia alla presentazione del Master di “Universal Design” organizzato dall’Istituto Europeo del design e dalla Regione del Veneto.

Questa solo apparentemente strana classifica – ha sottolineato Vitali – porta a considerare i limiti di una mera e formale applicazione di norme sulle barriere architettoniche e l’esigenza di partire invece proprio dalle esigenze delle persone, che sono diverse anche nel corso della normalità della vita, da neonato a persona anziana. E in proposito Vitali non ha mancato di mostrare esempi di rispetto della legge del tutto inutile: dai bagni per disabili collocati sopra un gradino agli spazi di sosta per disabili dove la maggiore larghezza che serve per salire o scendere dall’auto viene utilizzata come luogo di esposizione o parcheggio di moto o biciclette.

Il risultato di un design universale non è dunque un sistema di superamento di barriere architettoniche tradizionalmente intese, ma la realizzazione di un ambiente dove chiunque si trovi a suo agio nonostante le esigenze particolari che può avere. Questo significa, di massima, soluzioni architettoniche e di arredamento più comode, ergonomiche e di qualità, spesso non distinguibili da quelle normali se non per i corridoi più larghi, gli interruttori bassi e così via. L’obiettivo diventa insomma quello di eliminare i tanti motivi strutturali che creano differenze tra persone che sembrano “normali” ma che hanno problemi magari non evidenti. Un design universale, da questo punto di vista, è una sfida culturale ma è anche una sfida “invisibile”, perché il risultato è efficace ma non c’è nulla che all’apparenza sia fatto “apposta” per chi è disabile.

“Il corso si articolerà in due fasi di 100 ore ciascuna – ha spiegato dal canto suo Igor Zanti, direttore dell’IED – la prima delle quali propedeutica, nella quale si analizzeranno i bisogni cui rispondere e si cercherà di interpretare le soluzioni e gli interventi per realizzare un “oggetto” di designa accessibili. La seconda fase si articolerà a sua volta su tre approcci pratici di intervento”. Il primo tema riguarderà la rielaborazione e il riadattamento alla realtà italiana del Manuale “Inclusive Design Guidelines” sviluppato dall’Ufficio del Sindaco di New York per la Persone Disabili e adottato dalla Regione del Veneto. La seconda punterà a dare la massima accessibilità ad un’intera area turistica, quella della Pedemontana da Asolo a Marostica. La terza riguarderà la progettazione di una camera d’albergo modello, bella e appunto accessibile e fruibile da chiunque”. Perché un design accessibile non “appare” fatta apposta per chi ha un problema motorio evidente e usa la carrozzella, ma risolve i suoi problemi e quelli di tante altre persone che hanno difficoltà rispetto ai cosiddetti “normodotati”.

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