La politica del Veneto per far crescere le imprese

Intervista al Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia sull’innovazione.

Il Governatore del Veneto Luca Zaia

Presidente, la maggior parte delle discussioni sull’ ‘innovazione di successo’ si sono in passato concentrate sul portare i risultati R&S sul mercato; così facendo però si sono sempre messi i risultati di ricerca e sviluppo al centro dell’attenzione, trascurando quella che è la “Business Innovation” o innovazione d’impresa. Ritiene che sia necessario un cambio di rotta?

“Noi veneti non siamo abituati a raccontarci frottole. Sappiamo benissimo quali sono le difficoltà generate da una crisi internazionale con pochi precedenti nella storia, che il rigore indifferenziato messo in campo dal Governo – che non tiene conto delle diverse realtà e non premia i territori virtuosi – non aiuta certo a mitigare. Per non parlare della stretta creditizia che non si decide ad essere allentata dalle banche e di un patto di stabilità, imposto dallo Stato, così rigido da tenere bloccate risorse che potremmo usare per aiutare imprese e lavoratori.

Di fronte a questa situazione, più che cambi di rotta verso destinazioni sconosciute, il Veneto cerca di mettere in campo un sano pragmatismo nell’approccio e nell’azione. L’intenzione è quella di ridurre gli sprechi e rendere più efficaci possibile tutte le nostre linee di investimento, puntando fortemente sull’innovazione e su un progresso sostenibile. E in sintonia con gli obiettivi che ritroviamo nella nuova programmazione europea, abbiamo dato una precisa direzione alle nostre politiche per la ricerca scientifica, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione, proprio per favorire la crescita e la competitività delle imprese, guardando in particolare ai settori ad elevato contenuto tecnologico e all’attuazione delle “smart spacializations”. Ma tutto questo non può comunque prescindere dal capitale umano e dall’alta formazione. Sono il valore aggiunto del nostro sistema produttivo”.

Veneto Innovazione, sarà incaricata dalla DG Ricerca e Innovazione della Commissione Europea di svolgere la fase di mentoring che consisterà nella valutazione della capacità di gestione dell’innovazione delle PMI del Veneto, beneficiarie dello SME Instrument di Horizon 2020. Come pensa di spingere le PMI venete a partecipare ai bandi di SME Instrument?

“Venezia, il Veneto, il Nordest hanno saputo nel tempo dar vita ad una forte identità di cui siamo orgogliosi di essere gli eredi. In questa eredità c’è anche e soprattutto la capacità di questa grande regione di confine di innovare, creare, far fruttare le proprie eccellenze ambientali, culturali, scientifiche, universitarie, imprenditoriali, per mettersi in rete con l’Europa e con il mondo.

Le imprese venete, anche se non di grandi dimensioni, sono ancora oggi tra le più dinamiche del Paese e hanno mostrato una consolidata propensione all’innovazione con una sensibile crescita degli investimenti in ricerca e sviluppo. La Regione del Veneto è convinta della necessità che siano utilizzate al massimo tutte le opportunità indicate dal nuovo programma europeo “Horizon 2020”. Per questo sta agendo con tutti gli strumenti a disposizione per accompagnare e sostenere le imprese nei percorsi previsti per accedere alle risorse disponibili per le PMI, aprendo anche nuovi promettenti campi di ricerca e di innovazione, mediante il sostegno alle tecnologie emergenti e future.

Fra l’altro, dal 2011 è attivo un servizio (Helpdesk) presso la nostra sede di Bruxelles per offrire informazione e sostegno ai soggetti veneti nel campo dei progetti europei in merito alle possibilità di finanziamento diretto offerte all’UE. Inoltre con l’iniziativa “PROGETTA!2020” puntiamo a incoraggiare e migliorare la partecipazione di soggetti veneti pubblici e privati a bandi di gara promossi e gestiti direttamente dalla Commissione europea, tramite l’organizzazione sul territorio veneto di eventi di informazione sulle opportunità di finanziamento europee”.

L’energia, l’ict, le startup tecnologiche sono alcuni dei grandi filoni lungo i quali si svilupperà l’economia europea, quali sono i piani della Regione in questi campi?

“Ricerca e innovazione vanno viste anche come motori di una nuova concezione dello sviluppo socio-economico. Mostrandoci le falle della globalizzazione, credo che proprio la crisi ci abbia indicato la strada per un rilancio che parta dal territorio e ad esso arrivi, mettendo insieme le forze per una grande ragnatela della conoscenza che sfrutti al meglio e metta a sistema le  potenzialità del Veneto. Penso, ad esempio, alle possibilità nel campo delle nanotecnologie, delle energie alternative, dell’agroalimentare, ma anche del marketing e della gestione manageriale.

Abbiamo potenzialità, progetti e teste per realizzare un modello economico di maggior sostenibilità per i territori. Il Veneto si sta muovendo in questo senso e la Regione ha tra i suoi obiettivi strategici favorire l’innovazione e il trasferimento delle conoscenze. Con queste finalità promuove azioni a regià regionale finanziando azioni pilota in grado di rigenerare e rivitalizzare quanto il territorio con le sue eccellenze sa proporre. Supportare la competitività delle imprese venete favorendo l’innovazione tecnologica significa quindi guardare al futuro e al rilancio del nostro sistema produttivo.

Come dicevo prima, la Regione del Veneto ha dato, inoltre, definizione alla propria “Strategia di ricerca e innovazione per la specializzazione intelligente” al fine di identificare i vantaggi competitivi e le specializzazioni tecnologiche più coerenti con il potenziale di innovazione regionale”.

La terra e i suoi prodotti rappresentano la grande passione del Presidente Zaia. C’è da dire che il mondo agricolo non conosce crisi e attira un numero sempre maggiore di giovani imprenditori. Anche in questo caso l’innovazione in campo agricolo e la cosiddetta “bioeconomia” stanno rivoluzionando il concetto stesso di impresa agricola, quali sono secondo Lei i futuri scenari dell’agricoltura in Veneto?

“Questo non è e non è mai stato un problema: avere una salda tradizione agricola non significa rimanere ancorati al passato o rinunciare al nuovo, ma anzi avere più coraggio ed energia per iniettare nell’agricoltura forti dosi di innovazione, senza compromettere le nostre tipicità e senza rischi per l’ambiente.

E’ questo il segreto del successo delle nostre produzioni di qualità: identitarie e uniche, tipiche e ottime, ma capaci di rinnovarsi e innovarsi di continuo, rispondendo alle esigenze pur mutevoli e alle aspettative dei consumatori e del mercato. La nostra agricoltura non è più quella di 25 – 50 anni fa: è migliore, ancora più garantita e offre quella varietà che la globalizzazione non sa riconoscere come valore, interessata com’è più al profitto immediato – e magari alla speculazione – che all’investimento sul territorio e per le generazioni future.

Aggiungo che la nostra agricoltura è altamente professionale e professionalizzata, in tutti i settori, con centri di formazione di eccellenza, come l’Istituto “Cerletti” che arriva fino al dottorato di ricerca in enologia, giusto per restare al settore vitivinicolo che ci vede al primo posto al mondo per qualità, varietà, quantità e valore dell’export”.

Gli imprenditori il più delle volte si aspettano contributi e finanziamenti da parte della Pubblica Amministrazione, ma siamo anche in tempi di spending review e c’è maggiore attenzione nell’opinione pubblica su come e perché vengano utilizzate le risorse. In che modo pensa si dovrebbero aiutare le imprese del Veneto?

“Dalle diverse analisi congiunturali emerge che la nostra regione è ben posizionata rispetto ad altre realtà italiane ed europee soprattutto grazie alla naturale vocazione all’internazionalità dimostrata da molti settori economici e, quindi, all’esposizione a mercati esteri in crescita.

Tuttavia in un simile frangente non è sufficiente adottare semplici strategie di adattamento allo status quo. Pur muovendo dai “fondamentali” del nostro sistema economico, occorre aprirsi a nuovi scenari: un solido e dinamico sistema produttivo basato sulla manifattura di qualità e sull’innovazione, ma anche e sempre di più sul terziario del turismo, del commercio e del credito, sulla valorizzazione del patrimonio culturale, nonché sull’agricoltura di qualità.

Ritengo che, in un contesto sempre più globalizzato, bisogna ripartire proprio dalle eccellenze che caratterizzano il nostro territorio: infatti, le differenze e le specificità costituiscono una ricchezza su cui investire e, al tempo stesso, una strategia da attuare per la costruzione della crescita futura.

L’ultimo rapporto statistico conferma infatti che le vendite all’estero dei prodotti veneti di fascia medio-alta, realizzati con cura dei materiali e dei processi ed elevata professionalità, in settori come l’alimentare, l’arredamento, l’abbigliamento e tessile casa, le calzature, l’occhialeria e l’oreficeria-gioielleria, nel 2012 rappresentavano il 30% delle esportazioni venete. Nel 2013 si conferma un andamento più vivace di queste produzioni rispetto all’andamento dell’export veneto complessivo. Le esportazioni rivolte ai mercati maturi sono cresciute del 3% rispetto all’1,4% di quelle totali, mentre verso i paesi nuovi i prodotti di qualità hanno sfiorato una crescita del 9%. Sono i nuovi mercati quelli di maggiore interesse per l’espansione potenziale dei prodotti veneti, soprattutto gli Emirati Arabi Uniti che mostrano un’elevata accessibilità”.

 

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