La nuova programmazione europea tra opportunità, prospettive e timori

Francesca Maccatrozzo

Fonte RAI

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A Palazzo Labia questa mattina si è tenuto il seminario di approfondimento “Europa post 2020: quale futuro per le Regioni nella Politiche di Coesione UE?”, organizzato dal Consiglio Regionale e dalla Giunta della Regione del Veneto. Il seminario fa parte del Gruppo di Lavoro della CALRE “Politiche di Coesione”, la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee regionali europee che, in questo caso, ha discusso sulle prospettive offerte dalla futura programmazione Europea dei fondi di coesione.

L’argomento è estremamente importante in quanto riguarda i finanziamenti destinati alle imprese, alle infrastrutture, alla formazione, all’agricoltura e a tutti i programmi di cooperazione transregionale, transnazionale e transfrontaliera.

Il seminario è iniziato con il benvenuto di Roberto Ciambetti, Presidente del Consiglio regionale del Veneto e Coordinatore del Gruppo di Lavoro della CALRE “Politiche di Coesione”, e di Federico Caner, Assessore della Giunta regionale alla programmazione fondi UE, turismo e commercio estero.

Rossella Rusca, Consigliera della Rappresentanza Italiana permanente a Bruxelles ha illustrato quali saranno le prospettive per la coesione economica, sociale e territoriale nelle proposte della Commissione per il Quadro finanziario pluriennale e le proposte legislative 2021-2027, mentre Luca Ferrarese, Coordinatore del Segretariato congiunto del Programma Interreg Central Europe si è focalizzato sulle prospettive della Cooperazione Territoriale Europea della futura programmazione.

Le possibili ricadute e gli scenari per il Veneto riguardo la nuova programmazione comunitaria sono stati descritti da Santo Romano, Direttore dell’Area Capitale umano, Cultura e Programmazione comunitaria della Regione del Veneto per quanto riguardano i fondi FESR e FSE, mentre Mauro Trapani, Direttore dell’Area Sviluppo economico della Regione del Veneto, ha delineato le prospettive dell’agricoltura e dello sviluppo rurale.

Le prime informazioni disegnano una futura programmazione caratterizzata da minor fondi a disposizione di tutti gli Stati membri conseguenti, da un alto, dalla minor disponibilità finanziaria dovuta al ritiro della Gran Bretagna dall’Unione e, dall’altro, dalla scelta da parte della Commissione di allocare più risorse ai comparti difesa, sicurezza, immigrazione.

Il settennato 2020-2027 porterà dei cambiamenti non solo nella gestione e amministrazione dei fondi europei, ma anche trasformazioni sostanziali dei Programmi di cooperazione transregionale, transnazionale e transfrontaliera, noti come Interreg.

“Giornata di approfondimento – ha spiegato il Presidente Ciambetti – per capire che cosa potrebbe cause questa nuova programmazione comunitaria alle Regioni come il Veneto e a tutte le Regioni d’Europa. Temiamo che questo approccio dato da Juncker e da Ottinger non sia rispettoso del pilastro fondamentale che riguarda la politica di coesione. Abbiamo il timore che vengano effettuati tagli assolutamente insensati ad uno dei pilastri europei. E’ un momento di ragionamento e approfondimento poi manderemo i risultati di questa giornata di lavoro in Commissione Europea e a tutti i parlamentari europei per far sì che vengano difese le prerogative delle Regioni”.

“La cosa positiva delle politiche di coesione e del settennato 2021-2027 – ha chiarito l’assessore Federico Caner – è che le risorse saranno destinate a tutti i territori e quindi, già da questo punto di vista, è un successo per quanto riguarda l’Italia. Ora sta al Veneto richiedere in sede nazionale quelle risorse necessarie, che vengano ripartite nelle varie regioni, in modo tale che continui ad avere una fetta importante per attuare le sue politiche. Vorrei ricordare che i finanziamenti non devono essere soltanto a favore delle regioni più povere ma anche di quelle più produttive che hanno necessità soprattutto sotto l’aspetto sociale”.

“Noi – ha aggiunto l’assessore regionale alla programmazione fondi UE – stiamo portando avanti un progetto di autonomia nei confronti del governo centrale e quindi vogliamo che il territorio veneto possa incidere maggiormente su quelle che sono le politiche di coesione dell’Unione Europea. L’unica questione negativa è che è previsto un ridimensionamento dei finanziamenti europei dal 50 al 40% e quindi , secondo noi, la differenza dovrà essere compensata da un aumento delle risorse nazionali in maniera da evitare che ci sia un co-finanziamento della Regione del Veneto troppo elevato che andrebbe a discapito del bilancio regionale.”

“La prossima programmazione – ha dichiarato Rossella Rusca – sarà ancora più impegnativa perché richiede ancora più capacità di individuare subito e presto quali sono gli investimenti fondamentali. Richiede anche un raccordo più forte con il Semestre europeo e le raccomandazioni del Paese. L’Italia ha già tempo un modo di preparare il piano nazionale di riforme che include anche il contributo delle Regioni. C’è già un dialogo molto forte che però diventerà ancora più importante perché l’utilizzo dei fondi viene messo molto più in coerenza con quelli che sono gli indirizzi generali economici per il Paese. C’è una revisione di metà periodo e una maggiore flessibilità dell’utilizzo delle risorse che è una cosa positiva ma che richiede anche molta chiarezza altrimenti dalla flessibilità si rischia di non seguire più un percorso lineare e di addentrarsi in continui cambiamenti di rotta che non poi sono efficaci.”

 

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